
Il porta documenti
Certi oggetti non si portano tanto quanto vi si confida. Il porta documenti è uno di questi: un compagno discreto di una vita fatta di carte, di contratti e passaporti e del piccolo archivio che una professione si lascia dietro. Fatto su ordinazione, in pelle pieno fiore, è tagliato per durare più a lungo delle carte di mille giorni.
La pelle, scelta intera
Comincia, come deve, dalla pelle lasciata intera. La pelle pieno fiore conserva lo strato più esterno che l'animale ha portato in vita, il fiore non levigato, non corretto, fedele alla propria storia. Tenuta verso la luce, mostra la lieve topografia di un dorso che un tempo respirava: un graffio rimarginato, una torsione della fibra, una profondità che nessuna stampigliatura sa imitare. Scegliamo per compattezza e per tempra, una pelle che si pieghi senza protestare e che serbi la memoria della piega. Qui nulla è nascosto sotto il pigmento. Ciò che si porta è la materia stessa, a cui si chiede soltanto di comportarsi con grazia.
Il punto sellaio, a mano
Due aghi, un solo filo, un'unica cucitura lavorata da entrambi i lati insieme. Il punto sellaio è l'arte lenta, ogni asola serrata contro la sua vicina così che, se un punto dovesse cedere, la cucitura non si disfi ma semplicemente attenda, tenendo. Una macchina cuce più in fretta e dimentica prima. La mano legge la pelle mentre procede, facendo passare la lesina, tirando il lino teso al medesimo respiro ogni volta. È per questo che la cucitura sopravvive all'oggetto che la circonda: non è mai stata una scorciatoia, ma soltanto una promessa fatta col filo, ripetuta finché la linea non è vera.
Il bordo, brunito come pietra
Un bordo è dove il lavoro mediocre si tradisce. Qui il lato carne grezzo viene pareggiato, inumidito, ravvivato e poi brunito, trascinato sotto l'attrito finché le fibre aperte non si distendono e si chiudono in un'unica linea vetrosa che cattura la luce come corno lucidato. Richiede pazienza e una mano calda; non si può affrettare, soltanto meritare. Sigillato così, il bordo resiste alle piccole abrasioni di una vita di lavoro: lo scivolare in una valigetta, il passaggio attraverso una scrivania, le mille quiete frizioni dell'essere usato. L'oggetto è finito non quando appare completo, ma quando è pronto a essere vissuto.
« Il cuoio non invecchia tanto quanto ricorda, e la mano che lo porta scrive l'unica patina che valga la pena di avere. »
Col tempo la pelle si scurisce dove la mano ritorna, l'oro si scalda, il demi-soleil all'angolo sale un poco più in alto nella propria luce. Le carte andranno e verranno: firmate, timbrate, consegnate. Il porta documenti rimane, fatto su ordinazione e fatto per durare più di esse, l'archivio discreto di una professione custodita in silenzio. Firmato, come tutto il nostro lavoro, par FFGR & IFGR.



